Trailer del film “Ora o mai più” ispirato a Bolzaneto
Come tutti ormai avranno appreso ieri, 14 luglio 2008 è terminato il processo in primo grado per i fatti riguardanti il G8 a Bolzaneto nel 2001. Il processo è terminato con 15 condanne e 30 assoluzioni con pene che comunque non superano i 5 anni. Ma cosa è successo nella caserma della polizia di stato a Bolzanetto nel luglio 2001?
La caserma di Bolzaneto
La caserma della polizia di stato, a Bolzaneto, storico quartiere genovese, venne adibita durante il vertice del G8 come centro di identificazione e detenzione temporaneo. Furono montate nella palestra della caserma diverse unità-gabbie per adibirle a celle di detenzione.
Tutte le persone che venivano arrestate per la strada venivano portate in questo centro che serviva come detenzione temporanea, per l’identificazione degli arrestati e per la convalidazione degli arresti, i quali poi venivano poi tradotti nelle varie carceri italiane. Secondo il ministero transitarono circa 240 persone, ma secondo le testimonianze degli stessi agenti, passarono quasi 500 tra: dimostranti, semplici passanti, cittadini italiani e stranieri, che venivano fermati per la strada o provenienti dal blitz alla scuola Diaz. La maggior parte di loro era quindi ferita o necessitante di cure mediche.
Finito il G8, viste le reazioni nazionali e estere, il primo agosto venne instituito un comitato di indagine parlamentare, il quale concluse il 20 settembre affermando la massima riuscita del vertice G8 e attribuisce gli incidenti a carenze organizzative. Nel gennaio del 2004 due agenti che all’epoca dei fatti prestavano servizio a Bolzaneto come agenti di polizia penitenziaria, confessarono l’uso delle violenze: “Vennero picchiati sin da quando uscirono dai cellulari fino a dentro le celle”. Furono così rinviate a giudizio 47 persone l’11 maggio 2004, con accuse quali falso ideologico, imposizioni umilianti, insulti di stampo razziale e fascista, non chè violazione dell’art 3 della Convenzione europea sui diritti umani.
Il 12 ottobre 2005 ha inizio il processo, gli imputati a questo punto sono 45, appartenenti alla polizia penitenziaria, carabinieri, polizia di stato, digos, e personale sanitario.
Le testimonianze delle vittime:
Quasi tutte le vittime (il 90%) dichiararono di essere stati percossi con pugni, schiaffi, calci e manganellate alla testa e alle costole prima e dopo essere entrati nella struttura. E’ quello che i loro “esecutori” chiamavano con il nome di “Comitato di accoglienza”, che consisteva nell’accogliere con un pestaggio vero e proprio gli arrestati appena arrivati che transitavano nel corridoio per arrivare alle loro celle. “Il comitato di accoglienza” era composto da due file di poliziotti, appartenenti alla polizia penitenziaria o al GOM (nucleo mobile, ossia le forza di polizia che per le strade di Genova caricava la gente, quindi muniti di tuta antisommossa con elmetti, scudi e manganelli), schierati lungo il corridoio, che “Accoglievano” i nuovi arrivati. Questo rito di accoglienza era accompagnato inoltre da minacce, sputi, e cantilene razziste-fasciste a cui spesso costringevano le loro vittime con botte ad intonare “Uno due tre, viva Pinochet. Quattro cinque sei, morte a tutti gli ebrei” quasi tutti i testimoni inoltre ricordano che uno di questi poliziotti faceva suonare dal proprio cellulare la canzone faccetta nera, durante il pestaggio. Ingiurie ed insulti del tipo: “Zecca, figlio di puttana, stronzo, comunista di merda, bombarolo di merda, devi morire lurido comunista” “Ne abbiamo ucciso uno ma ne dovevamo uccidere 100″ “Tranquilli ora arriva Bertinotti e vi salva lui” “Entreremo in cella e dipingeremo i muri con i nostri manganelli dello stesso colore della vostra bandiera” “comunisti di merda” “Vi ammazzeremo tutti” “Alla Diaz dovevano fucilarvi tutti” “Non vi scorderete della polizia penitenziaria” “La notte è lunga e questo è solo l’inizio” “Adesso a questi gli facciamo sputare il sangue” “Non uscirite vivi da quì, bastardi comunisti di merda” “Entro sta sera vi scopiamo tutte (rivolti alle donne)”.
Ecco alcune delle testimonianze dei torturati:
Torturato n1 (italiano): Costretto con manganellate a dire “Che Guevara, figlio di puttana;
Torturato n4 (italiano): Accolto dal comitato di accoglienza; percosso in cella con un calcio ai testicoli;
Torturato n5 (italiano): Gli furono spezzate le dita in cella dal poliziotto che nel processo verrà poi riconosciuto come Massimo Pigozzi. Afferrate le dita della mano sinistra vennero divaricate in senso opposto fino a provocarne uno strappo e una lacerazione di 5 cm sanguinante. In infermeria verrà poi saturato senza anestesia, e urlante dal dolore verrà poi minacciato con frasi tipo “Se non stai zitto, ti diamo le altre”;
Torturata n6 (italiana): Aveva necessità di andare al bagno perché doveva cambiare l’assorbente, le venne lanciata un pezzo di carta appallottolata per terra tra le sbarre della cella, fu così costretta a sostituire l’assorbente con pezzi del suo vestito e in presenza degli agenti;
Torturato n9 (italiano): Ricevette due forti pugni allo stomaco e allo sterno, insultato con “Minorato e non minorenne” e costretto a botte ad intonare il ritornello “Uno, due tre, viva Pinochet, quattro, cinque, sei a morte tutti gli ebrei” ;
Torturato n10 (italiano): Venne pestato in cella fino allo svenimento;
Torturato n11 (italiano): insultato anche con sputi dal comitato di accoglienza, costretto a stare a carponi da un agente che gli ordinava di abbaiare come un cane e dire “viva la polizia italiana”;
Torturato n13 (straniero): Venne colpita da un malore in seguito al getto nella cella del gas urticante-asfissiante;
Torturato n16 (straniero): Con una ferita aperta e sanguinante sulla fronte gli venne premuta a forza la testa contro il muro;
Torturato n15 (italiano): Gli agenti gli fecero sbattere con violenza più volte la testa contro la grata della finestra, lo costrinsero a denudarsi e a fare 10 flessioni, percuotendolo più volte con il manganello, insultandolo inoltre con frasi “Sei un servo, il servo dei servi” “Ti piace il manganello, vuoi provare uno nuovo?”
Torturato n17 (italiano): Costretto a toccarsi i piedi con le mani durante la perquisizione in infermeria, veniva percosso se non riusciva;
Torturato n20 (italiano): Fu costretto a inalare l’esalazione del gas urticante-asfissiante, nonché minacciato con false esecuzioni con la pistola;
Torturato n19 (straniero): Costretto con percosse a firmare gli atti del suo arresto contro la sua volontà;
Torturata n21 (italiana): percossa mentre andava in bagno; insultata “Troie, ebree, puttane” e con sputi; minacciata di stupro con un manganello;
Torturato n22 (italiano): Frattura al piede sinistro conseguenza delle percosse subite durante l’arresto, in cella poi gli agenti lo pestarono con il manganello e gli provocarono la frattura di una costola, mentre un’altro agente picchiava sul piede fratturato e minacciava “Ora ti rompiamo anche l’altro”;
Torturato n25 (italiano): Costretto a manganellate a gridare “viva la polizia, viva il duce”; fuori dall’infermeria venne percosso con una strizzata ai testicoli, venne calpestato volontariamente;
Torturato n31 (italiano): Preso a calci sui testicoli; costretto a botte a raccogliere della spazzatura per terra mentre era sottoposto alla visita medica;
Torturato n38 (straniero): Costretto a denudarsi e a fare giravolte sul pavimento mentre veniva percosso con la cintura che un agente aveva preso da un’altro detenuto;
Torturato n41 (straniero): Costretto a camminare a quattro zampe come un cane, mentre gli agenti gli tiravano calci sul sedere;
Torturato n43 (straniero): Fu percosso fino a provocare la frattura alle coste sinistre; costretto contro la sua volontà a firmare gli atti relativi il suo arresto;
Torturata n46 (italiana): Ebbe un malore causato dal getto nella cella del gas urticante-asfissiante;
Torturato n48 (italiano): Durante la visita medica fu minacciato di non guardare in faccia i medici perché era un “pezzo di merda”;
Torturato n47 (italiano): Fu minacciato in bagno di essere violentato con un manganello; percosso più volte ebbe una frattura alla costola destra; venne percosso anche in infermeria;
Torturato n49 (italiano): Costretto a son di manganellate a marciare nel corridoio della caserma e a fare il saluto fascista, venne ingiuriato anche con sputi in bocca;
Torturata n57 (straniera): Non fu portata in ospedale nonostrante vessava in gravi condizioni mediche, tra l’altro con una frattura scomposta del 3-4 distale sinistro;
Torturato n59 (italiano): Percosso fino a svenire mentre stava in ginocchio con la testa appoggiata contro il muro;
Torturato n62 (straniero): Di nazionalità tedesca venne costretto a gridare “Heil Hitler” e ad intonare la cantilena “Uno due tre, viva Pinochet”, venne inoltre costretto a gridare in tedesco “Che Guevara stronzo”;
Torturato n63 (italiano): Costretto a denudarsi e a stare in posizione fetale sul pavimento, da questa posizione gli ordinavano di fare una trentina di salti;
Torturato n66 (italiano): Costretto a raccogliere degli oggetti che gli agenti gettavano vicino a lui senza piegare le ginocchia e tenendo le punte dei piedi contro il muro;
Torturato n67 (straniero): Nella cella lo costrinsero ad accucciarsi a quattro zampe come un cane mentre lo calciavano nel sedere, alla testa, alle gambe e ai genitali;
Torturato n74 (straniero): Minorenne, fu costretto a fare delle flessioni nudo mentre un agente lo tirava per i capelli. Costretto ad intonare “uno due tre, viva Pinochet” e “Mussolini, olè”;
Torturato n73 (straniero): Dichiarato in codice rosso (codice di massima urgenza) venne ricoverato in ospedale con un trauma addominale, midriasi, midriasi pupillare e lipotimia;
Torturata n76 (italiana): Non gli furono concesse le cure mediche nonostante avesse vomitato in cella, anzi le fu ordinato di pulirla con una rotolo di scottex;
Torturato n80 (italiano): Ustionato con un accendino;
Torturata n81 (straniera): Fu costretta a firmare gli atti del suo arresto, dopo che gli agenti gli mostrarono la foto dei suoi figli e la minacciarono che se non avesse firmato gli atti non li avrebbe potuto rivederli.
Le testimonianze delle vittime di Bolzaneto, per i giudici sono da ritenersi attendibili, dal fatto che la maggior parte delle vittime non sono collegate tra loro e non si conoscevano.
Secondo il parere di molti consulenti psichiatri, come il Dottor Monaco, le vittime di Bolzaneto hanno subito uno stress post-traumatico simile a quello che si subisce nei casi eccezionali di calamità naturale, con la solo differenza che nei casi di tortura da parte dei propri simili, il trauma psicologico è più grave.
Io l’infame di Bolzaneto:
Marco Poggi, infermiere con esperienza trentennale nelle carceri di maggiori sicurezza pentitosi ha scritto un libro raccontando tutti gli orrori a cui ha partecipato durante quei giorni.
“Ho visto picchiare con violenza i detenuti con schiaffi, pugni, calci, testate contro il muro. Picchiava la Polizia di Stato ma sopratutto il “gruppo mobile operativo (GOM)” e la Polizia Penitenziaria.
Per anni ho lavorato nelle carceri di massima sicurezza a Bologna ma quello che ho visto a Bolzaneto non l’avevo mai visto prima d’ora, per giorni sono stato zitto, poi ho fatto la cosa giusta… dopo aver testimoniato sono stato vittima di atti intimidatori, la mia auto è stata rovinata e ho ricevuto messaggi “te la faremo pagare”. Ho pagato a duro prezzo la mia testimonianza, mi son dovuto “dimettere” dal mio incarico in quanto mi hanno “consigliato” di farlo in quanto il posto non era più sicuro per la mia incolumità.

Intervista a Marco Poggi
I maggiori Responsabili:
Oronzo Doria: All’epoca colonnello della Polizia di Stato, era l’ufficiale più alto delle forze di polizia. Verrà poi promosso a Generale e assolto;
Antonio Biagio Giugliotta: Ispettore di polizia penitenziaria, responsabile della caserma di Bolzaneto. Fu l’ufficiale più presente durante i tre giorni a Bolzaneto, con compiti di traduzione degli arrestati, a lui furono portati dalla polizia di stato gli arrestati, a cui doveva immatricolarli e passarli poi alle carceri. Al processo dirà che non ha mai visto nessun caso di abuso contro i detenuti, sia nelle celle che nell’infermeria. 3 testimoni però lo riconosceranno al processo come l’esecutore materiale di molte percosse e violenze contro i detenuti, un’altro testimone invece lo definirà come persona particolarmente violenta, forse la più violenta all’interno della caserma in quei giorni. Per lui verrà inflitta la condanna più alta che a tutti gli imputati in questo processo, 5 anni di reclusione;
Anna Poggi: Ispettore di polizia, lavorava all’interno degli uffici della digos a Bolzaneto con compiti di riconoscimento degli arrestati. Anche se nei suoi confronti non sono state mosse accuse di violenza contro gli arrestati, molti testimoni però confermarono che nel suo ufficio, furono obbligati con minacce e percosse da altri colleghi a firmare gli atti relativi ai loro fermi. La stampa estera gli darà perfino un sopranome “Anna Pogi, la Kapò di Bolzaneto”. Per lei la condanna è di 2 anni e quattro mesi per abuso d’ufficio doloso;
Allessandro Perugini: Vicecapo della digos di Genova, ora promosso a Primo Dirigente. Non sempre presente a Bolzaneto viene comunque contestato da alcuni testimoni per la faccenda della firma degli atti degli arrestati anche contro la loro volontà. Allesandro Perugini è anche sotto processo per un’altro fatto di violenza avvenuto appena fuori la questura, in un video si vede proprio Perugini che prendeva a calci un manifestante, il quale era a sua volta malmenato e bloccato da altri 5 poliziotti in antisommossa. Il manifestante tra l’altro verrà poi portato a bolzaneto, negli uffici della digos dove lavorava Anna Pogi, e si scoprirà che era minorenne; Per Alessandro Perugini la condanna è di 2 anni e 4 mesi per abuso d’ufficio;
Massimo Luigi Pigozzi: Assistente capo della polizia di stato, riconosciuto da diversi testimoni come la persona più violenta in quei giorni, denunciato da una delle vittime per aver provocato uno strappo con lacerazione alla mano sinistra (vedi nella lista sopra, torturato n5). Massimo Pigozzi, nel 2007 verrà poi accusato ed è tuttora sotto processo per aver violentato nelle sedi della questura 3 ragazze rumene. Gli stupri sarebbero avvenuti nel maggio-luglio 2005 durante il turno di notte, quando Pigozzi era solo. Le vittime sono 3 ragazze rumene arrestate per prostituzione;
Giacomo Toccafondi: Fu il coordinatore sanitario a Bolzaneto. Gli vengono contestati vari reati gravi e meno gravi. Per tutta la durata del suo incarico non ha mai indossato il camice medico, ma soltanto una maglietta verde con la scritta polizia penitenziaria e pantaloni mimetici. Avrebbe dovuto visitare, curare o trasferire in ospedale chi ne aveva bisogno, ma non accadde, anzi in molti subirono ulteriori violenze nell’infermeria. Si appropriò degli oggetti personali che venivano sequestrati ai manifestanti, vantandosi che erano i suoi trofei e di aver fatto la stessa cosa quando prestava servizio in Bosnia con il contingente di pace.
Ad un manifestante anemico che era sotto terapia gli venne impedito per molte ore di prendere le sue medicine, portato poi in infermeria febbricitante non venne visitato, venne poi denudato e schernito dai poliziotti, un agente addirittura gli fece sbattere la testa contro il muro e gli strappò la felpa. Ad un’altra manifestante, con la bocca rotta per i pestaggi della polizia, venne schernita dal dottor Toccafondi, il quale avvicinò il manganello alla bocca e disse “manganello, manganello” sotto le risate dei colleghi poliziotti.
Verrà richiamato a servizio nel 2007 con il contingente di pace in Kossovo. Condannato a 1 anno e due mesi.
Conclusione: Il processo in primo grado si è concluso il 14 luglio 2008 con 15 condanne e 30 assoluzioni! originariamente erano state chieste 76 condanne. Purtroppo per il nostro codice penale non esiste il reato di tortura! così i pm hanno dovuto accusarli di abuso d’ufficio, un mero surrogato di un reato ben più grave!
Alla lettura della condanna per i giudici, in nome del popolo italiano a Bolzaneto non ci furono torture ma solo irregolarità.
Prescrizione: Dopo 7 anni finalmente si è concluso il processo in primo grado, ma è completamente inutile poiché dal gennaio 2009 tutti i reati veranno prescritti! inoltre se non ci fosse la prescrizione sarebbe subentrato l’indulto, dato che quasi tutte le condanne meno una sono inferiori a 3 anni!

