Riccardo Rasman

19 Agosto 2008

Intervista alla mamma di Rasman

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Il processo Rasman si terrà in ottobre a Trieste. Di seguito il testo dell’intervista alla madre di Rasman:

Gli agenti di Polizia sono venuti qua alle due e mezzo del mattino, ci hanno detto che Ricky era morto, che lo avevano portato all’obitorio di via Costalunga. Abbiamo chiesto cosa fosse successo, loro ci avevano risposto che aveva lanciato petardi ferendo il timpano di una ragazza che aveva perso sangue, avevano chiamato i Vigili del Fuoco, gli hanno sfondato la porta del monolocale e Ricky ha avuto un collasso, così ci hanno detto, abbiamo chiesto perché non ci hanno chiamato ma non abbiamo avuto nessuna risposta. Ce l’hanno fatto vedere soltanto cinque giorni dopo, il primo novembre, abbiamo capito dopo il perché… dalle fotografie si vedeva che era martoriato di botte sul viso, gli avevano rotto lo zigomo, poi c’era il segno di imbavagliamento, sangue dalle orecchie, dal naso, dalla bocca, si vede proprio molto bene.. noi siamo entrati in quell’appartamento soltanto in marzo, era un disastro, c’era sangue dappertutto, una chiazza di sangue verso la cucina. Poi dalle fotografie mi sono resa conto che l’hanno spostato con la testa verso l’entrata così da nascondere la chiazza di sangue che c’era lì, c’era una frattura, i capelli erano tutti pieni di sangue, c’era una frattura anche dietro il collo, c’era sangue sul tavolo, sui muri, sulle lenzuola, dietro il letto per terra, c’erano chiazze di sangue sul tappeto sotto il quale abbiamo trovato persino dei pezzi di carne, nascosti. Sotto il letto abbiamo trovato del fil di ferro girato a otto, quattro volte, poi l’autopsia ha accertato che gli era stato stretto del fil di ferro anche alle caviglie, ai polsi, i segni rimasti sul corpo sono tipici del fil di ferro e non delle manette, e poi non contando le botte sulla schiena: qua c’erano i segni di quattro centimetri di larghezza lasciati dall’impatto con una sedia, sicuramente per picchiarlo hanno usato anche una sedia, quindi Ricky ne ha prese talmente tante che bisognerebbe chiedere ai poliziotti come mai si sono sfogati in questa maniera. Per due petardi? Ammesso che li abbia lanciati proprio Ricky i petardi! Perché a noi non risulta siano depositati agli atti, noi abbiamo depositato la vicenda del fil di ferro ma loro no.. neanche la ragazza è stata ferita al timpano come avevano detto all’inizio, Ricky non c’era mai in quel monolocale, se ci andava era accompagnato dal padre o da me, da solo non ci andava mai perché non abitava là, lui stava con noi, sempre, tra la paura che aveva già da tempo, tanto da non voler mai andare da nessuna parte, i medici gli avevano tolto le medicine, i medici quando dovevano vedere Ricky venivano qua a casa dei genitori… Dopo cha la signora Pollanz chiamò il 113, i poliziotti chiesero informazioni su questo Rasman, il poliziotto Miraz, prima di recarsi al monolocale disse “questo Rasman io lo conosco” poi sulle foto si vedono i colletti della camicia sporchi di sangue. Certo è che già nel ‘99 vennero qua a bastonare Ricky in casa nostra, verso settembre, un vicino di casa infastidito chiamò la Polizia perché Ricky ascoltava la radio in macchina, venne lui stesso armato di bastone con la moglie e il cane a minacciarlo, poco dopo arrivò la Polizia qui in casa a bastonarlo, quindi lo conoscevano, forse non erano contenti che Ricky, processato per quella vicenda fu assolto. Il centro di salute mentale dimostrò che Ricky era una persona che soffriva, malato invalido all’80 per cento per via del servizio militare, durante il quale alcuni commilitoni gli avevano distrutto la sua psiche facendogli dispetti di ogni sorta gli avevano distrutto la sua personalità e Riccardo agli atti aveva scritto che non aveva reagito quando gli facevano del male per rispetto verso le madri di quelli che gli facevano del male, per non farle soffrire. Aveva un indole… lui piuttosto le ha prese che darle. Era in cura però non era una cura.. io e mio padre ci recavamo sempre al centro di salute mentale ma per questo motivo davamo fastidio ai dottori perché volevamo che Ricky migliorasse, l’avevamo portato a Preganziol a Pisa, poi per fortuna Ricky sembrava stesse un po’ meglio, tanto che aveva anche iniziato a fare qualche lavoretto però qua me l’avevano ricattato, gli avevano detto che se si fosse curato fuori Trieste loro non gli avrebbero più somministrato la cura, così lui aveva sempre alti e bassi, non aveva una vita normale, per la somministrazione della cura i medici non venivano a casa, era Ricky che doveva recarsi al centro di salute mentale, ma con quella malattia non poteva essere regolare… Lui ha tanto dormito nella sua vita mi chiedo che disturbo possa aver dato, tanto ha dormito povero… tutti lo conoscevano come persona rispettosa, gentile, anche se era malato, aveva educazione verso tutti… I poliziotti sono stati prosciolti senza vedere quello che avevamo scritto noi agli atti… In quella settimana sul quotidiano “Il Piccolo” uscì un articolo in cui c’era scritto che loro avevano fatto il loro dovere per cui usciranno da questa situazione a testa alta perché non è solo il fatto di fare il processo, ora bisogna fare anche altre indagini, perché le cose non sono ancora chiare, grazie al nostro avvocato Giovanni Di Lullo che il 28 febbraio scorso ha presentato una documentazione non indifferente e così i giudici non hanno potuto archiviare il caso, loro devono spiegare perché hanno sfondato la porta di casa, quanta confusione possa aver fatto con una radiolina così non si sa, ci sono troppe cose che non quadrano, per noi è solo una montatura, fango, solo bugie, bugie e bugie. Hanno tolto i quadri dai muri prima di sfondare la porta in quell’atrio perché hanno tolto i quadri? Perché sapevano che volevano agire con le brutte, per non rovinare niente, perché era meglio spostare una bottiglia che i quadri dal muro, la bottiglia è più pericolosa poi abbiamo scoperto che la bottiglia l’avevano messa loro, poiché Ricky di bottiglie di vetro in casa non ne aveva, quella sera l’unica bottiglia che trovammo era quella di Coca Cola, l’unica che Ricky poteva aver bevuto. Quindi solo bugie, bugie e bugie! Calunnie. Chi ha detto bugie e calunnie deve rispondere alla Legge perché non si può calunniare un morto.” Giuliana Rasman

Vergogna! L’italia muore a Bolzaneto!

26 Luglio 2008

Trailler del film Trailer del film “Ora o mai più” ispirato a Bolzaneto

Come tutti ormai avranno appreso ieri, 14 luglio 2008 è terminato il processo in primo grado per i fatti riguardanti il G8 a Bolzaneto nel 2001. Il processo è terminato con 15 condanne e 30 assoluzioni con pene che comunque non superano i 5 anni. Ma cosa è successo nella caserma della polizia di stato a Bolzanetto nel luglio 2001?

La caserma di BolzanetoLa caserma di Bolzaneto

La caserma della polizia di stato, a Bolzaneto, storico quartiere genovese, venne adibita durante il vertice del G8 come centro di identificazione e detenzione temporaneo. Furono montate nella palestra della caserma diverse unità-gabbie  per adibirle a celle di detenzione.
Tutte le persone che venivano arrestate per la strada venivano portate in questo centro che serviva come detenzione temporanea, per l’identificazione degli arrestati e per la convalidazione degli arresti, i quali poi venivano poi tradotti nelle varie carceri italiane. Secondo il ministero transitarono circa 240 persone, ma secondo le testimonianze degli stessi agenti, passarono quasi 500
tra: dimostranti, semplici passanti, cittadini italiani e stranieri, che venivano fermati per la strada o provenienti dal blitz alla scuola Diaz. La maggior parte di loro era quindi ferita o necessitante di cure mediche.

Finito il G8, viste le reazioni nazionali e estere, il primo agosto venne instituito un comitato di indagine parlamentare, il quale concluse il 20 settembre affermando la massima riuscita del vertice G8 e attribuisce gli incidenti a carenze organizzative. Nel gennaio del 2004 due agenti che all’epoca dei fatti prestavano servizio a Bolzaneto come agenti di polizia penitenziaria, confessarono l’uso delle violenze: “Vennero picchiati sin da quando uscirono dai cellulari fino a dentro le celle”. Furono così rinviate a giudizio 47 persone l’11 maggio 2004, con accuse quali falso ideologico, imposizioni umilianti, insulti di stampo razziale e fascista, non chè violazione dell’art 3 della Convenzione europea sui diritti umani.
Il 12 ottobre 2005 ha inizio il processo, gli imputati a questo punto sono 45, appartenenti alla polizia penitenziaria, carabinieri, polizia di stato, digos, e personale sanitario.

Le testimonianze delle vittime:

Quasi tutte le vittime (il 90%) dichiararono di essere stati percossi con pugni, schiaffi, calci e manganellate alla testa e alle costole prima e dopo essere entrati nella struttura. E’ quello che i loro “esecutori” chiamavano con il nome di “Comitato di accoglienza”, che consisteva nell’accogliere con un pestaggio vero e proprio gli arrestati appena arrivati che transitavano nel corridoio per arrivare alle loro celle. “Il comitato di accoglienza” era composto da due file di poliziotti, appartenenti alla polizia penitenziaria o al GOM (nucleo mobile, ossia le forza di polizia che per le strade di Genova caricava la gente, quindi muniti di tuta antisommossa con elmetti, scudi e manganelli), schierati lungo il corridoio, che “Accoglievano” i nuovi arrivati. Questo rito di accoglienza era accompagnato inoltre da minacce, sputi, e cantilene razziste-fasciste a cui spesso costringevano le loro vittime con botte ad intonare “Uno due tre, viva Pinochet. Quattro cinque sei, morte a tutti gli ebrei” quasi tutti i testimoni inoltre ricordano che uno di questi poliziotti faceva suonare dal proprio cellulare la canzone faccetta nera, durante il pestaggio. Ingiurie ed insulti del tipo: “Zecca, figlio di puttana, stronzo, comunista di merda, bombarolo di merda, devi morire lurido comunista” “Ne abbiamo ucciso uno ma ne dovevamo uccidere 100″ “Tranquilli ora arriva Bertinotti e vi salva lui” “Entreremo in cella e dipingeremo i muri con i nostri manganelli dello stesso colore della vostra bandiera” “comunisti di merda” “Vi ammazzeremo tutti” “Alla Diaz dovevano fucilarvi tutti” “Non vi scorderete della polizia penitenziaria” “La notte è lunga e questo è solo l’inizio” “Adesso a questi gli facciamo sputare il sangue” “Non uscirite vivi da quì, bastardi comunisti di merda” “Entro sta sera vi scopiamo tutte (rivolti alle donne)”.

Ecco alcune delle testimonianze dei torturati:

Torturato n1 (italiano): Costretto con manganellate a dire “Che Guevara, figlio di puttana;

Torturato n4 (italiano): Accolto dal comitato di accoglienza; percosso in cella con un calcio ai testicoli;

Torturato n5 (italiano): Gli furono spezzate le dita in cella dal poliziotto che nel processo verrà poi riconosciuto come Massimo Pigozzi. Afferrate le dita della mano sinistra vennero divaricate in senso opposto fino a provocarne uno strappo e una lacerazione di 5 cm sanguinante. In infermeria verrà poi saturato senza anestesia, e urlante dal dolore verrà poi minacciato con frasi tipo “Se non stai zitto, ti diamo le altre”;

Torturata n6 (italiana): Aveva necessità di andare al bagno perché doveva cambiare l’assorbente, le venne lanciata un pezzo di carta appallottolata per terra tra le sbarre della cella, fu così costretta a sostituire l’assorbente con pezzi del suo vestito e in presenza degli agenti;

Torturato n9 (italiano): Ricevette due forti pugni allo stomaco e allo sterno, insultato con “Minorato e non minorenne”  e costretto a botte ad intonare il ritornello “Uno, due tre, viva Pinochet, quattro, cinque, sei a morte tutti gli ebrei” ;

Torturato n10 (italiano): Venne pestato in cella fino allo svenimento;

Torturato n11 (italiano): insultato anche con sputi dal comitato di accoglienza, costretto a stare a carponi da un agente che gli ordinava di abbaiare come un cane e dire “viva la polizia italiana”;

Torturato n13 (straniero): Venne colpita da un malore in seguito al getto nella cella del gas urticante-asfissiante;

Torturato n16 (straniero): Con una ferita aperta e sanguinante sulla fronte gli venne premuta a forza la testa contro il muro;

Torturato n15 (italiano): Gli agenti gli fecero sbattere con violenza più volte la testa contro la grata della finestra, lo costrinsero a denudarsi e a fare 10 flessioni, percuotendolo più volte con il manganello, insultandolo inoltre con frasi “Sei un servo, il servo dei servi” “Ti piace il manganello, vuoi provare uno nuovo?”

Torturato n17 (italiano): Costretto a toccarsi i piedi con le mani durante la perquisizione in infermeria, veniva percosso se non riusciva;

Torturato n20 (italiano): Fu costretto a inalare l’esalazione del gas urticante-asfissiante, nonché minacciato con false esecuzioni con la pistola;

Torturato n19 (straniero): Costretto con percosse a firmare gli atti del suo arresto contro la sua volontà;

Torturata n21 (italiana): percossa mentre andava in bagno; insultata “Troie, ebree, puttane” e con sputi; minacciata di stupro con un manganello;

Torturato n22 (italiano): Frattura al piede sinistro conseguenza delle percosse subite durante l’arresto, in cella poi gli agenti lo pestarono con il manganello e gli provocarono la frattura di una costola, mentre un’altro agente picchiava sul piede fratturato e minacciava “Ora ti rompiamo anche l’altro”;

Torturato n25 (italiano): Costretto a manganellate a gridare “viva la polizia, viva il duce”; fuori dall’infermeria venne percosso con una strizzata ai testicoli, venne calpestato volontariamente;

Torturato n31 (italiano): Preso a calci sui testicoli; costretto a botte a raccogliere della spazzatura per terra mentre era sottoposto alla visita medica;

Torturato n38 (straniero): Costretto a denudarsi e a fare giravolte sul pavimento mentre veniva percosso con la cintura che un agente aveva preso da un’altro detenuto;

Torturato n41 (straniero): Costretto a camminare a quattro zampe come un cane, mentre gli agenti gli tiravano calci sul sedere;

Torturato n43 (straniero): Fu percosso fino a provocare la frattura alle coste sinistre; costretto contro la sua volontà a firmare gli atti relativi il suo arresto;

Torturata n46 (italiana): Ebbe un malore causato dal getto nella cella del gas urticante-asfissiante;

Torturato n48 (italiano): Durante la visita medica fu minacciato di non guardare in faccia i medici perché era un “pezzo di merda”;

Torturato n47 (italiano): Fu minacciato in bagno di essere violentato con un manganello; percosso più volte ebbe una frattura alla costola destra; venne percosso anche in infermeria;

Torturato n49 (italiano): Costretto a son di manganellate a marciare nel corridoio della caserma e a fare il saluto fascista, venne ingiuriato anche con sputi in bocca;

Torturata n57 (straniera): Non fu portata in ospedale nonostrante vessava in gravi condizioni mediche, tra l’altro con una frattura scomposta del 3-4 distale sinistro;

Torturato n59 (italiano): Percosso fino a svenire mentre stava in ginocchio con la testa appoggiata contro il muro;

Torturato n62 (straniero): Di nazionalità tedesca venne costretto a gridare “Heil Hitler” e ad intonare la cantilena “Uno due tre, viva Pinochet”, venne inoltre costretto a gridare in tedesco “Che Guevara stronzo”;

Torturato n63 (italiano): Costretto a denudarsi e a stare in posizione fetale sul pavimento, da questa posizione gli ordinavano di fare una trentina di salti;

Torturato n66 (italiano): Costretto a raccogliere degli oggetti che gli agenti gettavano vicino a lui senza piegare le ginocchia e tenendo le punte dei piedi contro il muro;

Torturato n67 (straniero): Nella cella lo costrinsero ad accucciarsi a quattro zampe come un cane mentre lo calciavano nel sedere, alla testa, alle gambe e ai genitali;

Torturato n74 (straniero): Minorenne, fu costretto a fare delle flessioni nudo mentre un agente lo tirava per i capelli. Costretto ad intonare “uno due tre, viva Pinochet” e “Mussolini, olè”;

Torturato n73 (straniero): Dichiarato in codice rosso (codice di massima urgenza) venne ricoverato in ospedale con un trauma addominale, midriasi, midriasi pupillare e lipotimia;

Torturata n76 (italiana): Non gli furono concesse le cure mediche nonostante avesse vomitato in cella, anzi le fu ordinato di pulirla con una rotolo di scottex;

Torturato n80 (italiano): Ustionato con un accendino;

Torturata n81 (straniera): Fu costretta a firmare gli atti del suo arresto, dopo che gli agenti gli mostrarono la foto dei suoi figli e la minacciarono che se non avesse firmato gli atti non li avrebbe potuto rivederli.

Le testimonianze delle vittime di Bolzaneto, per i giudici sono da ritenersi attendibili, dal fatto che la maggior parte delle vittime non sono collegate tra loro e non si conoscevano.
Secondo il parere di molti consulenti psichiatri, come il Dottor Monaco, le vittime di Bolzaneto hanno subito uno stress post-traumatico simile a quello che si subisce nei casi eccezionali di calamità naturale, con la solo differenza che nei casi di tortura da parte dei propri simili, il trauma psicologico è più grave.

Io l’infame di Bolzaneto:

Marco Poggi, infermiere con esperienza trentennale nelle carceri di maggiori sicurezza pentitosi ha scritto un libro raccontando tutti gli orrori a cui ha partecipato durante quei giorni.
“Ho visto picchiare con violenza i detenuti con schiaffi, pugni, calci, testate contro il muro. Picchiava la Polizia di Stato ma sopratutto il “gruppo mobile operativo (GOM)” e la Polizia Penitenziaria.
Per anni ho lavorato nelle carceri di massima sicurezza a Bologna ma quello che ho visto a Bolzaneto non l’avevo mai visto prima d’ora, per giorni sono stato zitto, poi ho fatto la cosa giusta… dopo aver testimoniato sono stato vittima di atti intimidatori, la mia auto è stata rovinata e ho ricevuto messaggi “te la faremo pagare”. Ho pagato a duro prezzo la mia testimonianza, mi son dovuto “dimettere” dal mio incarico in quanto mi hanno “consigliato” di farlo in quanto il posto non era più sicuro per la mia incolumità.

Marco Poggi
Intervista a Marco Poggi

I maggiori Responsabili:

Oronzo Doria: All’epoca colonnello della Polizia di Stato, era l’ufficiale più alto delle forze di polizia. Verrà poi promosso a Generale e assolto;

Antonio Biagio Giugliotta: Ispettore di polizia penitenziaria, responsabile della caserma di Bolzaneto. Fu l’ufficiale più presente durante i tre giorni a Bolzaneto, con compiti di traduzione degli arrestati, a lui furono portati dalla polizia di stato gli arrestati, a cui doveva immatricolarli e passarli poi alle carceri. Al processo dirà che non ha mai visto nessun caso di abuso contro i detenuti, sia nelle celle che nell’infermeria. 3 testimoni però lo riconosceranno al processo come l’esecutore materiale di molte percosse e violenze contro i detenuti, un’altro testimone invece lo definirà come persona particolarmente violenta, forse la più violenta all’interno della caserma in quei giorni. Per lui verrà inflitta la condanna più alta che a tutti gli imputati in questo processo, 5 anni di reclusione;

Anna Poggi: Ispettore di polizia, lavorava all’interno degli uffici della digos a Bolzaneto con compiti di riconoscimento degli arrestati. Anche se nei suoi confronti non sono state mosse accuse di violenza contro gli arrestati, molti testimoni però confermarono che nel suo ufficio, furono obbligati con minacce e percosse da altri colleghi a firmare gli atti relativi ai loro fermi. La stampa estera gli darà perfino un sopranome “Anna Pogi, la Kapò di Bolzaneto”. Per lei la condanna è di 2 anni e quattro mesi per abuso d’ufficio doloso;

Allessandro Perugini: Vicecapo della digos di Genova, ora promosso a Primo Dirigente. Non sempre presente a Bolzaneto viene comunque contestato da alcuni testimoni per la faccenda della firma degli atti degli arrestati anche contro la loro volontà. Allesandro Perugini è anche sotto processo per un’altro fatto di violenza avvenuto appena fuori la questura, in un video si vede proprio Perugini che prendeva a calci un manifestante, il quale era a sua volta malmenato e bloccato da altri 5 poliziotti in antisommossa. Il manifestante tra l’altro verrà poi portato a bolzaneto, negli uffici della digos dove lavorava Anna Pogi, e si scoprirà che era minorenne; Per Alessandro Perugini la condanna è di 2 anni e 4 mesi per abuso d’ufficio;

Massimo Luigi Pigozzi: Assistente capo della polizia di stato, riconosciuto da diversi testimoni come la persona più violenta in quei giorni, denunciato da una delle vittime per aver provocato uno strappo con lacerazione alla mano sinistra (vedi nella lista sopra, torturato n5). Massimo Pigozzi, nel 2007 verrà poi accusato ed è tuttora sotto processo per aver violentato nelle sedi della questura 3 ragazze rumene. Gli stupri sarebbero avvenuti nel maggio-luglio 2005 durante il turno di notte, quando Pigozzi era solo. Le vittime sono 3 ragazze rumene arrestate per prostituzione;

Giacomo Toccafondi: Fu il coordinatore sanitario a Bolzaneto. Gli vengono contestati vari reati gravi e meno gravi. Per tutta la durata del suo incarico non ha mai indossato il camice medico, ma soltanto una maglietta verde con la scritta polizia penitenziaria e pantaloni mimetici. Avrebbe dovuto visitare, curare o trasferire in ospedale chi ne aveva bisogno, ma non accadde, anzi in molti subirono ulteriori violenze nell’infermeria. Si appropriò degli oggetti personali che venivano sequestrati ai manifestanti, vantandosi che erano i suoi trofei e di aver fatto la stessa cosa quando prestava servizio in Bosnia con il contingente di pace.
Ad un manifestante anemico che era sotto terapia gli venne impedito per molte ore di prendere le sue medicine, portato poi in infermeria febbricitante non venne visitato, venne poi denudato e schernito dai poliziotti, un agente addirittura gli fece sbattere la testa contro il muro e gli strappò la felpa. Ad un’altra manifestante, con la bocca rotta per i pestaggi della polizia, venne schernita dal dottor Toccafondi, il quale avvicinò il manganello alla bocca e disse “manganello, manganello” sotto le risate dei colleghi poliziotti.
Verrà richiamato a servizio nel 2007 con il contingente di pace in Kossovo. Condannato a 1 anno e due mesi.

Conclusione: Il processo in primo grado si è concluso il 14 luglio 2008 con 15 condanne e 30 assoluzioni! originariamente erano state chieste 76 condanne. Purtroppo per il nostro codice penale non esiste il reato di tortura! così i pm hanno dovuto accusarli di abuso d’ufficio, un mero surrogato di un reato ben più grave!
Alla lettura della condanna per i giudici, in nome del popolo italiano a Bolzaneto non ci furono torture ma solo irregolarità.

Prescrizione: Dopo 7 anni finalmente si è concluso il processo in primo grado, ma è completamente inutile poiché dal gennaio 2009 tutti i reati veranno prescritti! inoltre se non ci fosse la prescrizione sarebbe subentrato l’indulto, dato che quasi tutte le condanne meno una sono inferiori a 3 anni!

Opinione di Gasparri sulla sentenza

Arcoiris Tv

Lezione di legalita’ dall’Albania

25 Luglio 2008

Marco Travaglio

Testo dell’intervento di Marco Travaglio.

Buongiorno a tutti. Intanto, buone vacanze: oggi è l’ultimo appuntamento di Passaparola prima di un periodo di ferie che durerà fino al primo settembre, quando ci rivedremo per fare il punto su questa estate che, nel frattempo, ci avrà regalato altre vergogne. Abbiamo alle viste, domani, il lodo dell’impunità; abbiamo già annunciata per settembre una super riforma talmente super che dovrà impedire addirittura l’arresto di presidenti di Regione che prendano le tangenti. Sarà veramente una cosa poderosa. Per fortuna, dopo le volgarità e le trivialità di Piazza Navona, è tornata l’eleganza: ieri Lord Brummel, al secolo Umberto Bossi, ha dato un grande segno di civiltà e di civismo, proprio, inneggiando all’Inno nazionale con il dito sollevato. Poi gli hanno pure bocciato il figlio alla maturità, quindi è colpa dei professori terroni, ma adesso facciamo eleggere i giudici e i professori in Padania, così finalmente promuoveranno il somarello.
Purtroppo siamo costretti ancora a parlare di giustizia perché, insomma, domani siamo a una violenza che non avevamo mai subito: una legge che renderà quattro persone immuni da qualsiasi conseguenza per gli eventuali reati che commetteranno. Quella che Beppe Grillo, a cui facciamo gli auguri perché credo oggi compia sessant’anni, chiama “La banda dei quattro”. Interessa partire da un articolo del Corriere della Sera dell’ambasciatore Sergio Romano che, visto che ha fatto l’ambasciatore dovrebbe essere uno che ha girato il mondo. Si vede che l’ha girato ma non si è accorto di nulla perché ci spiega che c’è un problema in tutto il mondo ed è l’invadenza della magistratura. La magistratura che invade, che si impiccia. Dice: “Chiedete ad Aznar, Chirac, Kohl, Bush, Kissinger, Olmert, o - se fosse in grado di rispondervi - Sharon che cosa pensino dei loro magistrati o di quelli che cercano di incriminarli di fronte al tribunale di un altro Paese. Vi diranno, privatamente, risposte non troppo diverse dalle parole con cui Berlusconi ha polemizzato in questi anni con la magistratura italiana”. Perché c’è una guerra della giustizia contro la politica.
Ecco, può darsi che queste persone in privato dicano delle cosacce sui magistrati, il fatto è che non le dicono mai in pubblico e soprattutto, quando hanno un processo, lo subiscono, a volte si dimettono, mai attaccano i loro giudici e mai cambiano le leggi per immunizzarsi dal loro processo. La differenza è questa ma l’ambasciatore Romano non la coglie, è troppo raffinato nel suo modo di ragionare per accorgersi di questa banalissima differenza. Tant’è che un altro personaggio che ha girato il mondo, ma a differenza di Romano lo ha capito, e cioè Furio Colombo, ieri scriveva: “Nella campagna elettorale degli Stati Uniti, espressioni come ‘guerra fra politica e giustizia’ - insomma le stupidaggini che scrivono i Panebianco, i Sergio Romano, gli Ostellino, i Galli Della Loggia, i Pierluigi Battisti, il plotone anti toghe del Corriere della Sera - sono intraducibili. Sul New York Times non si riuscirebbe nemmeno a tradurli in lingua inglese.” Infatti i due candidati dei grandi partiti americani che si fronteggiano alle elezioni non hanno alcuna posizione sulla giustizia, salvo le garanzie e i diritti umani e civili di tutti i cittadini. “Non l’hanno e non devono averla perché tutto è già stabilito dalla Costituzione americana e, inoltre, perché i candidati delle elezioni americane sono in corsa per ottenere il potere esecutivo, non il potere giudiziario.
Quando il presidente e la signora Clinton sono finiti sotto inchiesta per bancarotta - su una piccola proprietà dell’Arkansas gestita insieme con soci infidi - l’America non si è fermata un istante. Non c’è stato alcun convegno. Il Presidente ha fatto la spola tra la Casa Bianca e il Gran Giurì - l’organo istruttorio dove doveva essere interrogato - e ci è anche andato di corsa - altrimenti sarebbe scattato l’impeachment, se avesse ritardato l’audizione davanti ai magistrati - e alla fine si è ben guardato dal denunciare persecuzioni”. Eppure il procuratore che lo aveva convocato era Kenneth Starr, un esponente del partito Repubblicano a lui avverso. “Quando i Clinton sono poi stati assolti, nessuno ha parlato di teorema svuotato come una bolla di sapone - come dice il portavoce di Berlusconi, Bonaiuti, a proposito dei processi di Berlusconi che tra l’altro non si sono mai svuotati come bolle di sapone - hanno semplicemente detto - i Clinton - ‘è finita bene’”. Hanno ricominciato e sono stati poi sottoposti ad altre sette inchieste.

Allora, io e tre colleghi, Pino Corrias, Peter Gomez e Marco Lillo, abbiamo preparato questo libretto che esce oggi che si chiama “Bavaglio” e che presentiamo questa sera. Ve lo dico perché i giornali, purtroppo, hanno nascosto la nostra presentazione, quindi fa parte del nostro stile di passare parola: se qualcuno vuole sentir parlare di queste cose, stasera lo presentiamo a Milano alla Camera del Lavoro in Corso di Porta Vittoria 43 davanti al Tribunale. Perché ve lo cito? Perché vi voglio dare una piccola anticipazione.
Noi ci siamo andati a studiare i sistemi stranieri perché quello che sta succedendo in Italia è talmente grave da richiedere un surplus di menzogna rispetto a quelle che ci vengono somministrate quotidianamente. Quindi ci stanno martellando sul fatto che in tutto il mondo c’è l’emergenza della guerra della magistratura contro la politica, e all’estero i politici si mettono al riparo perché in tutto il mondo - ci dicono - ci sono il Lodo Alfano, il Lodo Schifani. Naturalmente, se voi passate qualunque frontiera e chiedete del Lodo Alfano e del Lodo Schifani vi guardano stupiti perché non sanno, per fortuna loro, chi siano questi soggetti. In ogni caso, non sanno proprio di che si sta parlando, nel senso che non c’è Paese al mondo che conosca sistema di immunità che ci stanno per regalare a rate, prima per le quattro cariche - per le faccende urgenti - poi per tutti gli altri parlamentari come si vuole prevedere per la ripresa autunnale. Cominciamo a vedere alcuni flash tratti dal libro. Il Parlamento Europeo dovrebbe essere il nostro punto di riferimento: al Parlamento Europeo c’è una norma, approvata l’anno scorso, una brutta norma che prevede che il Parlamento possa chiedere di sospendere qualche procedimento a carico di un europarlamentare.
Questo non significa, però, che i processi ai parlamentari si bloccano autonomamente: deve intervenire il Parlamento per bloccarne uno. E quando lo può bloccare? Lo può bloccare, spiega il socialista tedesco Rothley che ha fatto da relatore a questa norma, quando ci siano, dietro l’indagine sul parlamentare, azioni repressive arbitrarie e ostacoli frapposti dal potere esecutivo sul libero esercizio del mandato elettivo. Cosa vuol dire? Che se c’è una magistratura collegata a un governo che vuole perseguitare un oppositore, allora il Parlamento Europeo lo deve proteggere. Questo per quali Paesi vale? Vale per quei Paesi in cui la magistratura è il braccio operativo del governo, le procure sono dipendenti dal ministro della giustizia e quindi può capitare che qualche giudice particolarmente servile e zelante voglia addirittura colpire qualcuno soltanto perché si oppone al governo a cui lui è legato e nel quale vuole, magari, fare carriera. Non è il nostro caso, perché noi siamo l’unico Paese al mondo che può vantare, e mai lo fa a sufficienza, una magistratura che non è collegata al governo. Tant’è che qui sono spessissimo membri del governo che chiedono protezione contro le indagini fatte dalla magistratura. Quindi accusano la magistratura di essere troppo indipendente dal governo, il sogno di tutti gli altri Paesi democratici. L’immunità europea col sistema italiano non c’entra e mai potrà capitare che un governo usi un magistrato per colpire un oppositore perché, per fortuna, in Italia i governi non possono dare ordini alla magistratura. Il fatto che poi ci sia qualche magistrato che fa dei favori ai governi è un altro paio di maniche, ma non c’è nessun nesso fra le due cose.
Tant’è che il Parlamento Europeo ha addirittura autorizzato l’arresto di un suo membro, Bernard Tapie vecchio presidente dell’Olimpique Marsiglia, europarlamentare, era amico di Mitterrand, fu condannato a due anni per tasse non pagate per trenta miliardi di vecchie lire. L’europarlamento gli ha tolto l’immunità e lui è andato in carcere. Hanno autorizzato l’arresto di un membro del Parlamento Europeo. Perché? Perché erano delitti comuni, mica delitti di opinione: era evasione fiscale… Jean Marie Le Pen e Mario Borghezio hanno avuto dei processi, il Parlamento li ha immediatamente revocato l’immunità autorizzando i processi. Ed è addirittura, nel ‘99, crollata la Commissione Europea. Arrivò Prodi alla presidenza della Commissione Europea al posto della Commissione Santer, crollata per uno scandalo. Cos’era successo? Che la commissaria francese Edith Cresson, una delle ministre europee di quel periodo, era stata incriminata dai giudici belgi per un fatto veramente orrendo: aveva assunto come consulente della Commissione Europea un dentista suo amico. Una cosa che da noi sarebbe normale, lì ha provocato uno scandalo enorme, un’indagine della magistratura belga, il crollo della Commissione Europa - cioè del governo dell’Europa. Si sono dimenticati di fare come si farebbe in Italia: una norma per mettere al riparo la Commissione Europea. Il governo europeo è stato affondato da un’indagine della magistratura belga. Vediamo un po’ cosa succede in alcuni Paesi europei - non tutti, gli altri dettagli li troverete nel “Bavaglio”. La Francia: dal ‘95 non c’è più l’autorizzazione a procedere per indagare sui parlamentari, un po’ come da noi dal ‘93. A parte le loro opinioni: in quasi tutti i Paesi d’Europa il Parlamentare non può essere processato per le sue opinioni se sono collegate con la carica. Se uno va in giro a insultare la gente, quelle non sono opinioni; ma per le opinioni espresse in Parlamento o collegate all’attività parlamentare e per i voti che uno da in qualità di parlamentare non può essere incriminato e questo è giusto. A parte questo, in Francia il parlamentare è un cittadino come un altro. Non c’è più l’autorizzazione a procedere, tant’è che hanno condannato, processato, arrestato ministri ed ex ministri.
erché ministri? Perché in Francia i ministri non possono essere parlamentari. Devi scegliere: o fai il deputato o fai il ministro. Anche il premier. Anche il primo ministro francese non può essere un parlamentare, quindi non ha nemmeno l’immunità dall’arresto - mentre il parlamentare, almeno per arrestarlo, ci vuole l’autorizzazione del Parlamento, come in Italia. Il ministro può essere arrestato in qualunque momento, anche il primo ministro. Figuratevi, il primo ministro in Francia ha ancora meno immunità rispetto ai parlamentari: il contrario dell’Italia da domani, quando il primo ministro avrà immunità assoluta anche su indagini e sui processi già iniziati. Ci sono precedenti illustrissimi, addirittura di Roland Dumas coinvolto nello scandalo ELF che si dovette dimettere da presidente dell’assemblea Costituzionale - un po’ la nostra Corte Costituzionale - e che col lodo Schifani, fosse stato in Italia, sarebbe stato immune e, invece, in Francia fu incriminato. Si dimise da Presidente dell’Assemblea Costituzionale e al processo fu assolto, ma invece di andare a fare il pianto greco per la persecuzione, il teorema ecc. si ritirò dalla vita politica. L’unico tutelato è il Capo dello Stato, come sappiamo in base a un’interpretazione anche un po’ cervellotica, il che ha consentito a Chirac di non avere il processo durante la sua presidenza, ma appena uscito. Infatti è sotto processo, tra l’altro per una sciocchezzuola, per aver fatto assumere, quando era sindaco di Parigi, alcuni impiegati che in realtà erano attivisti del suo partito. In pratica li pagava il comune ma lavoravano per il partito. Una cosa che accade in Italia comunemente, con sindacalisti e portaborse di politici. Spagna: spesso si sente dire “in Spagna c’è un sistema interessante di immunità”. Non c’è nessun sistema di immunità, salvo il fatto che il parlamentare può essere perseguibile in qualunque momento e allo stesso modo un ministro per i suoi reati ma, al momento di rinviarli a giudizio, il magistrato deve chiedere il permesso al Parlamento. Parlo dei deputati, non dei ministri, che non sempre sono deputati. Il Parlamento come risponde quando chiedono l’okay per il rinvio a giudizio? Risponde regolarmente di sì: in trent’anni di democrazia spagnola non c’è mai stato un solo caso in cui le Cortes abbiano negato il rinvio a giudizio di un proprio membro. Salvo un caso: c’era un ex magistrato che poi è entrato in politica che, per errore, quando era giudice, aveva diffuso ai giornali la foto del fratello di un latitante al posto della foto del latitante vero. Per questo errore materiale lo volevano processare e per questo lo hanno protetto. Altrimenti mai è accaduto che le Cortes proteggessero un proprio membro da una richiesta della magistratura. I membri del governo possono essere chiamati a rispondere dei loro reati in qualunque momento. Se vengono processati, devono essere processati dalla Corte Suprema, come se fosse la nostra Corte di Cassazione, cioè da un giudice togato, come tutti gli altri. Portogallo: il parlamentare è sempre processabile per i suoi reati se questi sono tali da superare una pena di tre anni. Per quelli minori ci vuole il consenso del Parlamento che non lo nega quasi mai. Di fatto, anche lì, tutti i parlamentari sono perseguibili. Idem per quanto riguarda i ministri che possono addirittura essere arrestati se colti in flagrante o se sospettati di reati con pena superiore ai tre anni. Solo il Presidente della Repubblica ha un’immunità temporanea e viene processato alla fine del mandato, come in Francia. Gran Bretagna: tutti i parlamentari e i ministri vengono trattati esattamente come gli altri cittadini, in cause civili e in cause penali. Lo stesso non vale soltanto per la Regina, l’unica immune. Pensate che l’astro nascente del partito conservatore nel 2001, che si chiama Jonathan Hedkin ed era stato appena ministro nel governo Major, finì addirittura in galera per sei mesi per spergiuro e ostruzione alla giustizia. Aveva fatto quello che i nostri fanno nei ritagli di tempo: aveva mentito su un conto di albergo. Sei mesi di galera, stroncata definitivamente la carriera. Nessuna immunità di nessun genere, quindi lì il problema è la corruzione, non la magistratura o le forze di Polizia. Germania: nessuna protezione per il premier e i suoi ministri. C’è, anche lì come in Spagna e come in Spagna viene sempre concessa, l’autorizzazione a procedere del Parlamento per processare gli eletti. C’è però anche una prassi che stabilisce che all’inizio della legislatura autorizza ex-post, preventivamente, tutte le richieste che verranno dalla magistratura. Quindi prima ancora di iniziare l’attività parlamentare già si fa sapere alla magistratura che tutte le richieste che verranno fatte per indagare i propri membri, il Parlamento le accetta una volta per tutte in via preventiva. Tant’è che, addirittura, i parlamentari e i ministri temono di finire in galera, cosa che in Italia non potrebbe mai accadere perché il Parlamento respinge sempre. Lo dimostra il fatto che, nel 2003, si è suicidato un deputato liberale, Jurgen Molleman, che temeva, dopo aver subito una perquisizione - pensate hanno perquisito un parlamentare - che lo arrestassero, quindi si è suicidato. Ed era indagato per evasione fiscale, mica per mafia o corruzione di giudici o di testimoni. In Belgio l’autorizzazione a procedere è stata abrogata nel ‘97 quindi non c’è più. In Olanda non c’è nessuna autorizzazione a procedere e, anzi, i ministri non essendo parlamentari possono essere perseguiti persino per le loro opinioni e possono essere arrestati per i loro reati. In Svezia, anche: i parlamentari e i ministri possono finire in galera purché il reato superi la pena di due anni, quindi per quasi tutti i reati seri. Infine, negli Stati Uniti come abbiamo visto non c’è nessuna immunità di nessun genere, né per i parlamentari né addirittura per l’uomo più potente della Terra, il Presidente, che può essere indagato sia per cose fatte prima sia fatte durante.
Vorrei concludere con un Paese che sta diventando veramente un faro di legalità e di eguaglianza dal quale prima o poi dovremo prendere lezioni anche noi: l’Albania. Nella Costituzione albanese, me l’ha mandata un amico, all’articolo 72 si legge: “Il mandato del deputato termina o è invalido…” e c’è una serie di casi in cui il parlamentare decade dal suo mandato. A, B, C, D, E… assenze, indennità varie, conflitti di interesse - ci sono persino i conflitti di interesse, puniti in Albania! - e alla lettera F si dice che il deputato decade dal mandato “quando è condannato da una sentenza di una Corte di ultima istanza per aver commesso un reato”. Ohibò! Il deputato che viene condannato definitivamente, vuol dire intanto che non c’è nessuna immunità, se no come lo condannano. Secondo, la condanna del deputato lo fa decadere all’istante dal suo mandato. In Albania. Speriamo che gli albanesi vengano presto a civilizzarci e a spiegarci l’articolo 3 della nostra Costituzione che stabilisce che tutti i cittadini sono uguali di fronte alla legge. Ci vediamo, per chi vuole, stasera alla presentazione di “Bavaglio” alla Camera del Lavoro di Milano in Corso di Porta Vittoria 43, noi con Passaparola ci vediamo lunedì primo settembre. Buone vacanze ancora, però durante queste vacanze non rimanete con le mani in mano e continuate a passare parola!

I maiali sono più uguali degli altri

16 Luglio 2008

Marco Travaglio

Pubblico il testo dell’intervento di Marco Travaglio:

Buongiorno a tutti. Questa è stata un’altra grande settimana per l’informazione italiana. Sono riusciti a raccontare che in Piazza Navona c’era poca gente, mentre Piazza Navona era piena l’8 luglio. Sono riusciti a raccontare che in Piazza Navona si è fatto un grosso favore a Berlusconi, poi Berlusconi ha smentito chiamando spazzatura chi ha manifestato contro di lui. Sono riusciti a raccontare che in Piazza Navona si è insultato e vilipeso il Capo dello Stato, il capo di uno Stato straniero cioè Papa Ratzinger, il povero Veltroni. Invece ci si è dimenticati di parlare dell’argomento che aveva dato il via alla manifestazione cioè le leggi canaglia e, in realtà come tutti sanno, si è parlato quasi esclusivamente di Berlusconi, del Caimano e delle sue leggi canaglia e se si è parlato di altri è perchè gli altri sono i suoi volontari o involontari alleati e aiutano meglio a spiegare la sua resistibile terza ascesa o meglio seconda resurrezione. Ci hanno raccontato che la gente scappava spaventata da Piazza Navona invece non se n’è andato nessuno. Che la gente non applaudiva, mentre in realtà applaudiva entusiasta. E alla fine ci hanno raccontato che per il cittadino italiano le priorità non sono queste, il cittadino italiano se ne infischia della giustizia, della legalità, della legge uguale per tutti. E’ indifferente al lodo Alfano sull’immunità delle quattro cariche dello Stato o meglio a seguire Berlusconi, che definisce le manifestazioni “spazzatura”, le alte discariche dello Stato. Poi, per fortuna, è uscito, molto nascosto sul Corriere della Sera, con un titoletto piccolo, un sondaggio di Renato Mannheimer che dimostra quanto segue: gli italiani, per il 29.4%, hanno condiviso la manifestazione. Badate che gli italiani rispondevano non su quello che è effettivamente accaduto perchè i telegiornali e i giornali non hanno raccontato quello che è effettivamente accaduto ma quello che volevano far credere che fosse accaduto. Bene, anche su quell’immagine completamente distorta di un’orgia di insulti, di attacchi, di violenze, di oltraggi alla democrazia e alle istituzioni, un terzo degli italiani si è detto favorevole. La cosa più stupefacente è che di questo terzo degli italiani che erano favorevoli alla manifestazione così com’è stata presentata ci sono un elettore del Partito Democratico su due - il 48% - e solo un terzo degli elettori del Partito Democratico ha seguito Veltroni nella sua dissociazione totale - tra l’altro non si capisce bene da cosa si dissocia perchè non si è mai associato, questi qua che prendono le distanze senza mai essere stati vicini fanno abbastanza ridere. Ma addirittura che quella piazza, quella manifestazione contro le leggi canaglia, contro l’immunità per le alte cariche, contro la legge bavaglio sulle intercettazioni e la libertà di stampa, contro il blocca processi, è piaciuta al 22% degli elettori leghisti - un elettore leghista su cinque - ed è piaciuta al 12% degli elettori del Popolo delle Libertà, cioè del partito di Berlusconi e di Fini. La piazza, a differenza dei leader del centrosinistra, è riuscita a parlare a una parte importante e a convincere una parte importante degli elettori del centrodestra. Questa è la realtà rispetto alle fantasie, agli incantesimi messi in moto dal sistema mediatico alla greppia dei partiti. Abbiamo, per fortuna, affermato che in questa democrazia malfamata, sempre più menomata, c’è qualcuno che vuole ancora esercitare fino in fondo non il suo diritto all’insulto - perchè nessun insulto è stato lanciato - ma il suo diritto alla critica anche forte come avviene nelle democrazie: più alta è la poltrona dove il politico si siede, più ampio è il diritto-dovere di critica che hanno i cittadini, gli intellettuali, gli scrittori, i comici, i falegnami, i salumieri o chiunque voglia esercitarlo. La libertà di parola non è stata conquistata al prezzo del sangue per applaudire il potere, perchè quel tipo di libertà di parola c’è anche nelle tirannidi. La libertà di parola è stata conquistata al prezzo del sangue per poter criticare il potere e la satira, con il suo linguaggio, può fare molto di più rispetto alla critica - magari spesso paludata - dei professori, degli intellettuali e dei giornalisti. La satira si è sempre potuta permettere ciò che gli altri non si potevano permettere, proprio perchè la satira è la satira. Come dice Daniele Luttazzi, la satira fa esattamente quel cazzo che le pare, l’unico limite è il codice penale. Insomma, abbiamo affermato il diritto di critica e lo abbiamo esercitato fino in fondo. E’ il contrario del diritto all’applauso ed è la ragione per cui le democrazie si distinguono dalle dittature, dove è possibile parlare per applaudire il potere ma non per criticarlo. Nelle democrazie si possono fare entrambe le cose senza, in teoria, subire conseguenze. Che cosa è accaduto? Questo sondaggio non ha suscitato nessun dibattito, è stato immediatamente accantonato perchè gli elettori, quando si dimostrano maturi, debbono essere criminalizzati, occultati, bisogna fare in modo che la gente non sappia di essere un popolo matura, quando si comporta in maniera matura. Quindi quando arrivano buone notizie dai sondaggi, per i cittadini, vengono nascoste. La teoria è sempre la stessa: i partiti hanno sempre ragione, la gente se segue i partiti bene se no ha torto, non capisce, va educata. Va educata al culto dell’impunità, della legge diseguale per tutti, delle violazioni della Costituzione. Va abituata, poco alla volta. Va tenuta in uno stato di torpore per evitare che si svegli, che capisca, che reagisca e anche che si incazzi visto quello che sta succedendo. Da questo punto di vista è spettacolare quello che accade a meno di una settimana dalla manifestazione, cioè che i partiti sono tornati a fare esattamente quello che facevano due-tre anni fa prima dell’uscita del libro “La Casta”, prima del V-Day, prima di tutta la polemica salita dal basso nei confronti di una classe dirigente ormai chiusa, autoreferenziale, che parla soltanto a se stessa e di se stessa…

Ne è dimostrazione questo spettacolare convegno indetto da Massimo D’Alema, questo Andreotti perdente, che ritorna continuamente, ciclicamente dalle sue ceneri ma non riesce mai a vincere un’elezione a differenza di Andreotti che, se non altro, le elezioni le sapeva vincere. Questo è un Andreotti, perchè è eterno, ma è un perdente perchè non ha mai vinto niente. Ora ha lanciato un’idea davvero da leccarsi le dita: partire con un bel dibattito sulla riforma elettorale alla tedesca! Un tema appassionante: chiunque frequenti bar, cinema, metropolitane, autobus sente un chiacchiericcio, la gente non parla d’altro! “A quando un sistema tedesco? Evvai, finalmente! Torna D’Alema e ci darà il sistema tedesco!” E tutti a parlare del sistema tedesco come se fosse il problema numero uno del Paese. Perchè? Perchè costoro ritengono che, dato il salvacondotto a Berlusconi con il lodo incostituzionale Alfano, lodo che ancora prima di essere firmato già ci hanno fatto sapere dal Quirinale che verrà firmato, anche se tutti scrivono e sanno che è incostituzionale, adesso la Casta si può rimettere comoda. Perchè? Per il passo successivo. Ne parlano già i giornali, c’è un altro genio del centrosinistra, tale Mantini… bisogna dare l’immunità anche agli altri. Perchè soltanto a Berlusconi e agli altri no? Tra l’altro oggi hanno arrestato Del Turco con mezza giunta della regione abruzzese. Anche questo è ciclico: già nel ‘93 fu arrestata in blocco e l’andarono a prendere con l’accalappiacani, li portarono tutti in galera per abuso d’ufficio e infatti si dovette depenalizzare l’abuso d’ufficio per tirarli fuori dal processo. Purtroppo uno restò dentro lo stesso. Era il presidente Salini, aveva anche una condanna per falso, non solo per abuso, e dato che con la condanna non poteva più fare il presidente della regione, nemmeno il consigliere regionale ma neanche il sindaco del suo paese, il presidente della sua provincia, nemmeno il consigliere circoscrizionale, si decise di promuoverlo in Parlamento. Voi sapete che con una bella condanna non si può più entrare negli enti locali ma nel Parlamento nazionale si. Quindi tornò trionfalmente in Parlamento da pregiudicato, perchè non gli era mai capitato da incensurato. Ce lo portò Forza Italia, poi Mastella lo vide e, invidioso - voi sapete che Mastella quando vede un pregiudicato in un altro partito gli viene subito voglia di abbracciarlo e di portarlo da se - riuscì a convincerlo e a portarlo nell’Udeur. Adesso hanno arrestato Del Turco, degno successore di questo Salini. Non sappiamo ovviamente come andrà il processo, si parla addirittura di una tangente di 6 milioni di euro - cosa volete che sia? Sarebbe il caso di bruciare le tappe. Tanto lo sappiamo che se dovessero, sventuratamente, condannarlo o dichiararlo colpevole ma salvo per prescrizione come spesso è accaduto - Andreotti, Berlusconi, D’Alema stesso sono tutti prescritti eccellenti - poi lo porterebbero in Parlamento per premiarlo. Allora, io direi: è inutile fare il processo. Invece di processarlo, rinviarlo a giudizio, fare le indagini, fare le udienze che costano un sacco di soldi, facciamo così: dichiariamolo immediatamente parlamentare di diritto. Evitiamo questa lunga fase di perdita di tempo che è il processo: quando uno viene arrestato per tangenti va di diritto al Parlamento nazionale. Potrebbe essere una riforma che snellisce le procedure giudiziarie, libera i magistrati da questi processi inutili che vengono fatti ai pubblici amministratori e ai politici, tanto lo sappiamo che se lo condannano lo promuovono al Parlamento. E’ inutile aspettare: promuoviamolo subito! Diamolo già per condannato e promuoviamolo subito, visto che la sanzione accessoria in caso di condanna per tangenti di solito è un seggio sicuro alla Camera o al Senato. L’alternativa, naturalmente, è il ritorno all’immunità parlamentare come ai bei tempi di Tangentopoli, quando i parlamentari se ne stavano trincerati nel loro castello, alzavano tutti i ponti levatoi onde evitare che potessero entrare Carabinieri, Polizia o Guardia di Finanza: non sia mai che le forze dell’ordine o il magistrato violino il sacro suolo del Parlamento e quindi gettavano olio bollente sotto forma di dinieghi dell’autorizzazione a procedere ai magistrati che volevano perseguire i parlamentari per reati comuni. Questo sarebbe il replay di una scena già vista e già se ne sta parlando. A questo punto io dico: ma perchè limitare l’immunità parlamentare soltanto a mille uomini politici, quelli che hanno avuto la fortuna di autonominarsi nell’ultima legislatura? Perchè tener fuori, ad esempio, i presidenti delle regioni? Abbiamo Del Turco in carcere, Cuffaro che, poveretto, è dovuto scappare quando è stato condannato per favoreggiamento di alcuni mafiosi e quindi ha trovato rifugio al Senato, abbiamo Bassolino che è stato rinviato a giudizio per lo scandalo della monnezza, abbiamo un altro ex presidente di regione, Fitto, che poco prima che chiedessero il suo arresto ha trovato scampo alla Camera e adesso è anche ministro - perchè non ci facciamo mancare nulla -, abbiamo il presidente della Regione Lombardia Formigoni ancora imputato - hanno proprio chiesto la sua condanna pochi giorni fa per lo scandalo della fondazione Bussolera Branca. Altri magari ne verranno, non poniamo limiti alla Provvidenza: abbiamo indagato anche il Presidente della Regione Basilicata nelle indagini di De Magistris, abbiamo una Regione come la Calabria che ha 33 consiglieri su 50 sotto inchiesta, sotto processo o già condannati - sono il 66% - compreso il Presidente Loiero, anche lui pluriindagato. Allora facciamo così: facciamo un’immunità parlamentare extra-large che abbracci anche tutti gli amministratori locali. Si potrebbe arrivare addirittura al numero di 400.000: voi sapete che, secondo il libro “La Casta”, coloro che vivono di politica in Italia fra incarichi elettivi, incarichi di giunta e consulenze, sono 400.000 le persone che vivono a spese nostre di politica. Potremmo stabilire che queste 400.000 persone possono fare o aver fatto tutto quello che vogliono ma il patentino di politici gli regala l’immunità, così almeno non si parlerà più di privilegi per quelle quattro alte cariche, tre delle quali tra l’altro ancora non hanno processi e quindi non si è capito per quale motivo vengano immunizzate. Così facendo, si farebbe qualcosa di un po’ più equo perchè effettivamente è un po’ poco ripristinare l’immunità soltanto per mille parlamentari lasciando tutti gli altri alla mercè dei magistrati. In fondo, come il Cavaliere ha bisogno di serenità, di tranquillità e anche di tempo per potersi fare i cazzi suoi senza che i magistrati lo disturbino con dei processi, è giusto che anche un sindaco, un presidente di circoscrizione, un consigliere provinciale abbiano la giusta serenità e il giusto tempo per farsi a loro volta i cazzi propri derubandoci. Rendiamoli immuni tutti, creiamo una categoria di immunodeficienti acquisiti o immunodelinquenti acquisti. Come diceva il grande Claudio Rinaldi su L’Espresso, l’autorizzazione a procedere, in Italia, diventa immediatamente autorizzazione a delinquere. Sappiamolo, che se vogliamo delinquere tranquillamente dobbiamo almeno arraffare un posticino in un consiglio comunale, altrimenti pazienza: ci rassegniamo a fare il ruolo dei derubati, che tra l’altro è il ruolo che esercita ciascuno di noi da decine e decine di anni a seconda della nostra data di nascita. Ecco, l’importante è sapere - e lo stanno già facendo - che quando ci verranno a raccontare di una volta, ai tempi belli, quando la Costituzione veniva rispettata c’era l’immunità parlamentare che metteva al riparo i parlamentari dalle indagini, mentono. Nel senso che l’immunità parlamentare come la raccontano loro non è mai esistita. L’immunità parlamentare intesa come scudo spaziale che protegge il parlamentare dalle indagini non è mai esistita nel Parlamento italiano. Esisteva un’altra cosa, molto diversa, molto più limitata che era l’autorizzazione a procedere. Cosa vuol dire? Che un magistrato, prima di poter indagare su un politico doveva chiedere al Parlamento se avesse nulla in contrario. Il Parlamento non poteva bloccare l’indagine: aveva il dovere di concedere l’autorizzazione a procedere, salvo un caso eccezionale, cioè che ci fossero le prove che quell’indagine a un parlamentare aveva finalità politiche. Cioè, non c’erano elementi di accusa - non avevano trovato soldi, non avevano trovato prove, non avevano testimoni, non avevano collaboratori, non avevano chiamate in correità - ma avevano semplicemente un teorema che faceva pensare a una persecuzione. Cioè non c’erano i soldi a Mills, non c’era la lettera di Mills che dice “Mr. B. mi ha dato i soldi“, non c’erano le telefonate di Berlusconi a Saccà che mercanteggia ragazze in cambio di soldi o di senatori che fanno il ribaltone, non c’erano telefonate di politici che scalavano banche. Ecco, non c’era niente se non, appunto, un’invenzione di un magistrato probabilmente politicizzato che voleva colpire questo parlamentare per finalità politiche. Su chi era ritagliata questa norma? Era ritagliata su eventuali esponenti dell’opposizione che, magari, avessero fatto qualche gesto un po’ estremo: una denuncia pubblica un po’ esagerata, un blocco stradale, un’occupazione delle terre, un picchettaggio, uno sciopero, una manifestazione in ferrovia per bloccare i treni a fini dimostrativi, un’obiezione di coscienza in piazza come quelle di Pannella che distribuiva gli spinelli contro il proibizionismo. Cose di questo genere: indagini su reati politici magari fatti da magistrati che, si temeva nel ‘46-’48 da parte dei Padri Costituenti, fossero talmente omologati, asserviti alla cultura, al ceto sociale del potere, del governo da poter fare un servizio al governo per liberarlo da qualche oppositore scomodo. Questa era la “ratio” di questa norma. Tant’è che finchè il Parlamento è stata una cosa seria questa norma è stata usata con estrema prudenza. Poi si cominciò a svaccare: negli anni Settanta e Ottanta, quando partirono seriamente le indagini sulla corruzione, sui rapporti mafia-politica, quell’autorizzazione a procedere cominciò a essere negata noi in quei casi eccezionale, quando la Costituzione prevedeva che potesse essere negata, ma quasi automaticamente, quasi sempre per coprire indagini che di persecutorio e politico non avevano niente ma in compenso avevano i soldi, i rapporti con la mafia, tutte le accuse, tutte le prove e i riscontri. Si diceva che c’era comunque un fumus persecutionis e si negava l’autorizzazione a procedere. Lo scandalo era tale che la gente non ne poteva più, tant’è che nel ‘92 questi signori erano asserragliati nel Palazzo non solo per proteggersi dai giudici ma anche per proteggersi dai loro stessi elettori che, avendo scoperto come usavano il potere, volevano fargli la pelle. Qualcuno ricorderà degli episodi molto spiacevoli come lanci di monetine, politici inseguiti per le strade al grido di “ladro! ladro!”. Fu l’ultimo momento felice di una democrazia dove i cittadini ancora avevano a cuore le sorti del proprio futuro e andavano a dire quello che pensavano direttamente ai loro rappresentanti. A quel punto, nel tentativo di recuperare un minimo di credibilità, il Parlamento si spogliò di quell’istituto che era diventato abusivo. Un po’ come adesso che votano per il loro vicino - fanno i pianisti - e fanno una legge per impedirsi di votare per il loro vicino. Si rendevano conto che la tentazione era troppo forte: o facevano una legge per tagliarsi le mani oppure quelle mani avrebbero continuato ad usarle per rendersi immuni. Quindi, con legge Costituzionale, fu abrogata l’autorizzazione a procedere per le indagini. Rimase, naturalmente, per l’arresto - non si può arrestare nessun parlamentare senza il consenso del Parlamento -: il Parlamento non da mai il consenso. Proprio l’altro giorno il Parlamento ha negato l’autorizzazione all’arresto per il senatore del Popolo delle Libertà Nicola De Girolamo, eletto nella circoscrizione Europa candidandosi all’estero e dichiarando di essere residente in Belgio, mentre non era per niente vero. Cioè, si è travestito da straniero mentre risiedeva assolutamente non in Belgio. Stiamo parlando di una truffa agli elettori, se fosse dimostrata, ma essendo lui stato eletto non può essere arrestato. Quindi, per l’arresto la negano sempre perchè ci vuole ancora l’autorizzazione a procedere. Per le intercettazioni la negano sempre perchè ci vuole ancora. D’altra parte, a nessun magistrato verrebbe in mente di avvertire un parlamentare dicendo “guarda, ti stiamo per intercettare, tant’è che chiediamo a te e ai tuoi amici o compari il permesso di intercettarti”. O si fa a sorpresa o non si fa. Idem per quanto riguarda le perquisizioni. Rimase, quindi, l’autorizzazione salvo che per fare le indagini. Poi rimase un ambito di insindacabilità quando parli nell’ambito delle tue funzioni o quando voti nell’esercizio delle tue funzioni. Non ti posso processare perchè hai votato in un modo anzichè in un altro, in Parlamento, e non ti posso processare nemmeno quando hai parlato da parlamentare, facendo una denuncia, un esposto, un’interrogazione parlamentare. Anche di questo si è stra-abusato facendo rientrare nelle esternazione nell’esercizio delle funzioni tutta una serie di insulti - pensate a Sgarbi mentre insulta mezzo mondo: finchè era parlamentare si piccava di essere immune dalle conseguenze degli insulti. Lui insulta un cittadino e quello non può avere giustizia. Il cittadino critica lui e lui lo querela, perchè “io so’ io e voi non siete un cazzo“, come diceva giustamente il Marchese del Grillo citando Gioacchino Belli. Ecco, questa immunità c’è in quasi tutti i Paesi solo che per le parole dette e per i voti espressi, mentre l’immunità che vogliono ripristinare è pessima, nel senso che mette al riparo, preventivamente, il parlamentare da indagini che possono riguardare reati comuni, reati legati alla funzione, reati commessi durante l’esercizio del mandato parlamentare ma anche prima. E’ quindi l’autorizzazione a delinquere, l’incentivo a delinquere e poi a buttarsi in Parlamento. Oppure, l’incentivo a quelli che già stanno in Parlamento a delinquere impunemente perchè tanto poi si nega l’autorizzazione a procedere. Il fatto che la vogliano ripristinare e che abbiano dichiarato di volerla ripristinare perchè così non sarebbe nemmeno necessario il lodo Alfano, in quanto Berlusconi verrebbe coperto dall’immunità anche retroattivamente per i processi già cominciati prima - che si bloccherebbero insieme a quelli di Dell’Utri, di Cuffaro, di tutti gli esponenti di centrodestra e centrosinistra che abbiamo raccontato nel libro “Se li conosci li eviti” - vuol dire che non vogliono ripristinare quello che i Padri Costituenti avevano istituito, cioè quella possibilità eccezionale di bloccare le indagini persecutorie per fini politici. Vogliono ripristinarne la versione che loro avevano trasformato in un abuso, quella che automaticamente bloccava i processi. Perchè evidente che mai, nemmeno col vecchio articolo 68 della Costituzione abolito nel ‘93, si sarebbe potuto pensare di bloccare il processo Mills o il processo Saccà. Per quale motivo? Perchè il processo Saccà è pieno di prove e le hanno fornite proprio Berlusconi e Saccà con le loro telefonate, non c’è ombra di politica in tutto quello perchè sono loro che parlano! Dove sta il fumus persecutionis? Sono loro che si sono incastrati da soli con le loro parole. Allo stesso modo mai il processo Mills potrebbe essere bloccato in base all’articolo 68 reintegrato com’era prima del ‘93 perchè nel processo Mills c’è la confessione di Mills al suo commercialista nella quale dice appunto “Mr. B. mi ha fatto avere 600.000$ in cambio della mia testimonianza falsa o reticente”. Quella che loro vogliono ripristinare non è la norma dei nostri Padri Costituenti, che oggi non ha più nessun senso perchè per fortuna non abbiamo più una magistratura asservita al governo che potrebbe colpire uomini dell’opposizione, ma abbiamo l’esatto contrario. Un governo che vorrebbe bloccare le indagini della magistratura contro membri del governo, non contro membri dell’opposizione. Una magistratura accusata di essere troppo indipendente dal governo e dalle maggioranze del momento. Prepariamoci, naturalmente, perchè io credo che ci proveranno e probabilmente ci riusciranno: c’è un ampio consenso trasversale, credo che finora soltanto Di Pietro abbia detto che dell’immunità non se ne parla neanche mentre nel centrosinistra ci sono vaste aree di permeabilità a questo richiamo della foresta. Tutti immuni e non se ne parla più. Tant’è che il PD vuole allearsi con l’UDC che viene sempre presentato come il partito dell’avvenente Casini e ci si dimentica che l’UDC non esisterebbe se non avesse Cuffaro e i suoi amici degli amici in Sicilia e se non ci fosse quell’altra praeclara figura di moralità pubblica che è Lorenzo Cesa, leader dell’UDC molto attivo - come voi sapete - anche in Calabria, vedi indagini di De Magistris che adesso stanno smontando i suoi cosiddetti colleghi. Quindi, parlano di legge elettorale tedesca, parlano di dialogo con l’UDC, preparano un’immunità urbi et orbi, plenaria in secula seculorum. Come se il libro “La Casta” non fosse uscito, come se i V-Day non ci fossero mai stati per la classe politica. Per fortuna, come abbiamo detto, per i cittadini “La Casta” è un libro importante, il V-Day è una cosa importante, manifestazioni come quelle di Piazza Navona sono applaudite da un terzo degli italiani, dalla metà degli elettori del PD e addirittura da un quinto degli elettori della Lega e da un decimo di quelli del centrodestra. Insomma, gli elettori sono qualche chilometro più avanti della nostra classe dirigente, basta semplicemente non farli sentire soli e non farli sentire stupidi. Fargli capire che pensare così e sentire così è cosa buona e non cosa di cui vergognarsi. Come al solito, passate parola e prepariamoci a un autunno di referendum. Grazie.

Il pizzo di Berlusconi

14 Luglio 2008

Marco Travaglio

Riporto la trascrizione dell’intervento di Marco Travaglio:
“Buongiorno a tutti. Oggi sono in un aeroporto: è tempo di viaggiare. Domani bisogna essere tutti a Roma, alle ore 18 in piazza Navona, per manifestare contro le vergogne che stanno succedendo. Vorrei partire dall’ultima.

In Sicilia, quando un cittadino non si piega, gli tagliano le gomme della macchina. Se capisce, bene. Se non capisce, gli fanno saltare la macchina. Se capisce, bene. Se non capisce gli mettono anche una bomba carta alla serranda del negozio. Se poi il tipo non vuole saltare assieme al negozio con tutta la sua famiglia, deve accettare il dialogo. Solo che in Sicilia si chiama “pizzo”, si chiama racket, si chiama estorsione. Arrivano uomini del dialogo e gli fanno una proposta. Gli dicono di aver saputo degli attentati, di essere molto dispiaciuti e gli offrono protezione. Da chi? Da loro stessi. Sono loro che mettono le bombe e loro che offrono protezione, da sé stessi. Il dialogo ha un prezzo. È una tangente, un pizzo. Il commerciante dovrà pagare un tot al mese agli estorsori per evitare ulteriori guai.
Alla fine, se paga, che cosa ha vinto? Ha vinto la mafia, non ha vinto lui. Non ha vinto il dialogo. Ha vinto la violenza.

Trasferite questo sistema di operare a Roma. A Roma succedono le stesse cose, soltanto che cambiano le parole. C’è un signore che arriva al potere e immediatamente comincia a rovinare la giustizia, a sfasciare tutto. Presenta una legge per far saltare 100.000 processi, perché ne ha uno anche lui. Poi ne fa un’altra che impedisce ai magistrati di fare le intercettazioni e di scoprire i reati, e di scoprire le prove per incastrare i colpevoli di quei reati. Poi va in televisione dice che se non si scoprono i colpevoli dei reati è colpa della magistratura che è una metastasi, che è politicizzata, che è un cancro. È colpa dei giudici che sono dei fannulloni. È colpa dei giudici che si occupano solo di lui. È colpa dei giudici che sono antropologicamente diversi dalla razza umana che sono dei matti, che sono psicolabili, che sono golpisti, che sono fascisti, che sono terroristi. E che non a caso, nei sondaggi, la loro credibilità diminuisce. I magistrati a questo punto alzano le braccia. Ma ciò non basta. Lui a questo punto fa una legge, ma questa la fa presentare da Tremonti, che taglia i fondi per la giustizia, fino al 40%. 10% il primo anno, 20% il secondo, e poi taglia anche gli stipendi ai magistrati, che già sono pagati un terzo, un quarto, un quinto di quanto è pagato un piccolo manager di una piccola azienda. A questo punto, dopo averli prostrati e ridotti alla rovina, si manifesta qualcuno che offre il dialogo. E dice: “eh, abbiamo saputo che vi stanno impedendo di fare il vostro lavoro, di fare i vostri processi, di fare le intercettazioni, vi stanno impedendo di scoprire i reati; vi insultano. Volete il dialogo? Cifra modica: si chiama Lodo Alfano. Se voi vi dimenticate i processi al Presidente del Consiglio, se vi dimenticate – o le lasciate evaporare, o le mangiate o le bruciate, o le cestinate – le intercettazioni del Presidente del Consiglio (intercettazioni indirette, non è lui che viene intercettato, sono di solito dei mascalzoni con i quali lui è solito parlare, perché sono tutti amici suoi). Bene, se accettate di pagare questa modica cifra, questa sommetta, allora arriva il dialogo: gli altri processi ve li facciamo fare, le intercettazioni ve le lasciamo fare, magari non vi tagliamo nemmeno gli stipendi e non vi tagliamo nemmeno i fondi. Magari assumiamo anche qualche cancelliere. Magari paghiamo anche la benzina per le volanti che devono andare a fare le indagini, con sopra i poliziotti. Dipende da voi. Dialogate, o volete lo scontro?” Ecco, una tecnica estorsiva che a Palermo si chiama racket, a Roma si chiama dialogo. Alla fine, se i magistrati cedono, chi ha vinto? Hanno vinto loro, ha vinto il dialogo? Ha vinto la distensione? Ha vinto la pace? Ha vinto l’estorsore, che politicamente parlando, in questo caso, è il nostro Presidente del Consiglio. Il nostro Presidente del Consiglio che ne sta combinando una al giorno, quando non ne combina due, e che ha bisogno di nascondere questa realtà agghiacciante che sotto gli occhi di tutti, ma che nessuno vede – anche perché molti giornalisti e molti commentatori fanno finta di non vederla. Esattamente come molti intellettuali facevano finta di non vedere il fascismo alle sue origini. E sono stati ricordati nei libri di storia perché era quelli che parlavano d’altro, erano quelli che dicevano di non esagerare. Quelli che dicevano che bisognava dialogare con Mussolini. Erano quelli che dicevano: “ma insomma, anche lui farà delle cose buone. Ma insomma, certo è un po’ rude, però ha anche il suo consenso. Ha preso i voti.” Ecco, sono questi che verranno ricordati nei libri di storia per non aver fatto nulla e per non aver fatto nulla in una fase come questa. Sono loro i principali alleati del regime.

Sono anche alcuni sedicenti oppositori, quelli che ElleKappa chiama “diversamente concordi”, che non dicono mai una parola definitiva. Che non riescono a dire “no!”, ma: “trattiamo, mettiamoci d’accordo, dialoghiamo. Togliete la legge blocca processi e noi ve ne facciamo una che blocca solo quel processo, in fondo a voi interessa solo quel processo, mica gli altri.” Non si rendono conto nemmeno del fatto che a settant’anni dalle leggi razziali, stanno passando delle leggi razziali. Nell’Italia del 2008 sono già passate un paio di leggi razziali e altre sono in preparazione. Sono quelle leggi che trattano in maniera diversa i cittadini o le persone umane, a seconda della loro provenienza, della loro razza, o del colore della loro pelle. Una l’ha approvata il Capo dello Stato senza colpo ferire, senza battere ciglio: si chiama “aggravante speciale per gli extracomunitari clandestini”. Stabilisce questo: se io, italiano bianco di razza ariana, rapino un milione di euro una banca e do un ceffone a una guardia giurata becco, poniamo, dieci anni. Se lo stesso reato, la stessa rapina, per lo stesso importo di un milione di euro, dando lo stesso ceffone alla guardia giurata, lo commette un immigrato irregolare senza i documenti prende dieci anni più x. X è l’aggravante razziale. Abbiamo fatto lo stesso danno, commesso lo stesso reato ma alla stessa azione non segue la stessa reazione dello Stato, ne segue una diversa. Perchè? Perchè lui viene da fuori e io sono indigeno. Infatti vuoi mettere la soddisfazione? “A te chi ti ha rapinato?” “A me un italiano” “Ah che culo, invece a me un extracomunitario!” Come se il danno che può fare un extracomunitario compiendo la stessa azione fosse maggiore. Questa non è una legge per la sicurezza, è una legge razziale che non da ne più ne meno sicurezza rispetto a quella che avevamo prima perchè la sicurezza passa attraverso la certezza dei cittadini che chiunque abbia commesso un reato viene punito con una pena proporzionata. Non c’entra la qualità di chi ha commesso quel reato: tutti devono essere uguali di fronte alla legge. Questo stabilisce la nostra Costituzione e la Corte Costituzionale ha stabilito che questo diritto spetta anche ai cittadini che non sono ancora cittadini, e forse non lo saranno mai, ma li processiamo noi. Nei nostri tribunali tutti devono essere trattati nello stesso modo. L’articolo 3 della costituzione dice che nessuno può essere diverso da altri davanti alla legge per questioni di razza, religione, provenienza, status sociale, condizione sociale.

Nessuno può essere diverso per la carica che occupa, per la religione che professa, per il colore della sua pelle. Nessuno può essere diverso per l’etnia da cui proviene. Bene, con un’ordinanza amministrativa di ordine pubblico, così è stata presentata, il ministro Maroni che peraltro è una persona di solito sensata, normale, moderata e con la quale si può parlare, ha fatto una cosa di cui forse nemmeno lui si rende conto perchè nessuno, intorno a lui, o quasi nessuno, gliene fa rendere conto. Io ho contato due o tre commenti negativi: Barbara Spinelli sulla Stampa di ieri, Furio Colombo sulla Stampa di ieri e molte associazioni di volontariato. Addirittura la Chiesa, addirittura Famiglia Cristiana. E’ la norma che prevede la schedatura dei rom, compresi i bambini. Dopo le aggressioni ai rom nei campi, dopo i raid punitivi - le squadracce fasciste o di qualunque colore siano, contro i rom cioè contro un’etnia non contro una persona che ha fatto qualcosa e per la quale voglio reagire. Contro un’intera comunità, solo per la sua provenienza, etnia, religione, solo per il suo essere nomade io colpisco indiscriminatamente nel mucchio. I raid.

Ma i raid li fanno i delinquenti, vengono puniti! Questo stesso modo di procedere l’ha fatto il governo, prima istituendo in alcune grandi città un commissario straordinario per i rom. Come se si dovesse fare un commissario straordinario per gli australiani, per quelli che vengono dalla Groenlandia, un commissariato straordinario per quelli che vengono dall’India. No: il commissario straordinario per i rom.

Altra legge razziale. L’ultima legge razziale è quella che prende le impronte. Non a tutti: io non sono contrario a prenderle a tutti.

Abbiamo un quadrettino sulla nostra carta d’identità che prevede il prelievo delle impronte per essere certi di associare a un’impronta, cioè un segno di riconoscimento chiaro, l’identità che uno dichiara nel suo documento. Può essere molto utile per combattere la criminalità di importazione che italiani e immigrati debbano dare allo Stato italiano la loro impronta per associarla a un nome.C’è il problema che molto spesso chi viene in Italia per delinquere fornisce false generalità e falsa nazionalità. Perché? Perché ogni volta che viene preso risulta sempre la prima volta, e beneficia della sospensione condizionale della pena. Non ha aggravanti, nel caso sia recidivo. Bene, si prendessero le impronte di tutti, dopodichè, “non mi vuoi dare la tua identità reale? Te la do io: ti chiami Pippo!”. Da quel momento Pippo ha quell’impronta e ogni volta che verrà fermato risulterà che è già stato fermato per i suoi precedenti e quindi verrà trattato anche lui come gli italiani che hanno dei precedenti. Con le loro aggravanti e, a un certo punto, senza la sospensione condizionale della pena. Questo è un modo corretto, in uno Stato serio, di comportarsi nei confronti di chi non può permettersi di calpestare il territorio di un Paese, senza un nome e senza una identità. Questo è un modo per dargliela. Naturalmente se si investono molti soldi , non se si tagliano i fondi. Se si investono molti soldi nella sicurezza per creare una grande banca dati delle impronte, come quella dell’FBI, affinché chiunque, italiano o straniero, viene sorpreso, si verifica che stia dando le generalità giusto o che non stia usando un documento falso, o che non stia dando un nome falso. Per investire alla fine si riesce a ottenere il risultato che l’impronta appoggiata sul monitor del computer portatile del poliziotto aiuta a risalire immediatamente all’identità e agli eventuali precedenti. Si fa per tutti. Non si fa per i rom e basta. Se si fa per i rom e basta non è una misura di sicurezza, ma una misura razzista. Il fatto che non si riesca più a distinguere le due cose e che non si capisca che la nostra sicurezza non migliorerà di un millimetro, non migliorerà di nulla nel caso in cui abbiamo prelevato le impronte di tanti bambini rom facendogli anche dichiarare la loro etnia e la loro religione – perché questo sta avvenendo in alcune città italiane – questo è molto grave, anche perché noi siamo un Paese che settant’anni fa ha fatto le Leggi Razziali. E le Leggi Razziali erano una importazione dalla Germania di un razzismo di Stato che ha provocato lo sterminio di due comunità: la comunità ebraica e la comunità rom. Diversi per etnia erano, per i nazisti e per i loro servi italiani, i rom e gli ebrei. Schedare i rom, oltre a essere un vergogna, è anche un bruttissimo ricordo per quello che è accaduto settant’anni fa e al quale nessuno, nemmeno i fascisti risciacquati a Fiuggi e ridipinti da Fini, dovrebbe mai ritornare.
Ecco, questo è quello per cui si deve manifestare domani. Una serie di provvedimenti spot, alcuni razzisti, altri che devastano la legge, altri che devastano la Costituzione, tutti a danno dei cittadini, tutti a danno dell’immagine dell’Italia. Tutti a danno della nostra dignità, tutti a danno della nostra Costituzione, che vengono presi in sequenza: una legge incostituzionale al giorno perché così il Capo dello Stato non potrà mica bocciarle tutte. Qualcuna, in nome del dialogo, ce la dovrà pur concedere. È contro questo che bisogna manifestare. È a favore dell’uguaglianza dei cittadini di fronte alla legge, è a favore della verità e del dire la verità ai cittadini. È a favore della sicurezza vera, e non quella finta fatta con provvedimenti molto gravi, e allo stesso tempo dall’efficacia assolutamente nulla.

Se poi proprio si vuole cominciare da uno piccolo per prendergli le impronte, cominciamo a prenderle al Presidente del Consiglio e a tutti coloro che gli stanno attorno e che stanno lavorando contro la nostra sicurezza.

Ci vediamo domani. Passate parola.”